sabato 29 luglio 2023

EMIGRAZIONE INTERNA. CITAZIONE SENZA COMMENTO

A buon intenditor, poche parole! …

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“I tempi sono ostili e sordi allo Spirito; per ripararsi dalla cappa incombente, il rimedio più accessibile è l’exit strategy, la via d’uscita da perseguire seduta stante, senza mobilitazioni di piazza, ne’ movimenti politici; è la migrazione interna o interiore, emigrazione mentale o sentimentale. Scelta singola o di gruppo. Migrare stando a casa o nel luogo eletto a dimora. Esilio interiore…

La migrazione interna non è una fuga dalla terra natia ma, all’opposto, il rifugio nei luoghi natii o significativi per ripararsi dalla dominazione presente. Il rifiuto della cappa sotto cui viviamo, per ripararsi ai margini della città o dello Stato; in campagna, in fattoria, nel paesino d’origine o d’elezione, nella località di mare o di montagna, restando a casa o nella seconda casa, o trasferendosi nel casale abbandonato, dove siano più lontani i clamori molesti del giorno. Stranieri nel tempo, di casa nel luogo.

La definizione di “migrazione interna” risale a Lev Trockij, che l’ha formulata in “Letteratura e Rivoluzione”, del 1924, e si riferiva a quegli scrittori antibolscevichi che non erano fuggiti all’estero dopo la rivoluzione comunista, ma erano imboscati in campagna nella semiclandestinita’ dei loro paesi, rifugiati nel grande ventre materno della loro terra per sfuggire al regime comunista e ai suoi obblighi più vistosi”.

(…)

Da “La cappa”, Marcello Veneziani, epilogo, p. 200-201

sabato 1 luglio 2023

PERCHÉ RIDERE? IPOTESI PER UNA GENEALOGIA (MINIMA) DEL “COMICO”

Perché ridiamo? Come e perchè scatta la risata? 
Il “meccanismo base” del “comico” è la pernacchia: o meglio, la vanità, il narcisismo “punito” da una solenne pernacchia “popolare”.  Questo è (per me) l’archetipo del “comico”.

Fa ridere a crepapelle l’Imperatore della celebre favola di Andersen che incede solenne e impettito nella parata solenne sotto gli occhi dei suoi sudditi, convinto di portare chissà quali pietre preziose addosso mentre invece… è nudo. Fa ridere a crepapelle soprattutto quando ad un certo punto viene deriso quando un bimbo scopre “l’arcano”. D'un colpo la teatralità della Maestà, dell'imponenza imperiale crolla sotto una massa di "pernacchie". E tutto per non aver voluto ammettere, nella sua superbia e arroganza, di essere stato circuito da truffatori che l’avevano “toccato” nel suo punto debole: la vanità.

Questo è il "comico". 
L’Uomo è animale teatrale. 
Tutti noi (nessuno escluso) calchiamo quotidianamente forse il più duro dei palcoscenici: lo sguardo degli altri (ieri in piazza, oggi sul web).
In questo inevitabile palcoscenico (ovvero il vivere in Società) nasce il “comico”.

Il “comico” fa paura, sostiene qualcuno. 
Fa paura (si dice) ai potenti che (come l’Imperatore di Andersen) temono di apparire nella loro squallida nudità (quando invece pagano fior di consulenti per apparire persone speciali). Vero, ma non sufficiente. La resistenza al “comico”, infatti, non è (solo) politica, ma anche e soprattutto… antropologica.

Pochi ci pensano, ma il “comico” ha una genealogia “tragica”. 
Già perché se è vero che tutta la nostra vita è ... "in situazione" (in società) si da anche il caso che talora la “situazione” sia sotto il nostro controllo, in altri casi no.
Quando “la situazione” è fuori controllo, sono problemi, anche seri: inutile nasconderselo, scoprirsi ridicoli può essere un’esperienza molto sgradevole e traumatizzante; scoprirsi ridicoli in ciò che credevano nostro punto di forza può distruggerci.  

Genealogia tragica del comico: in fondo,  gli antichi dovevano averla ben compresa, se è vero che le maschere comiche e tragiche usate nei loro palcoscenici erano di fatto complementari (bocca abbassata la maschera tragica, bocca alzata il comico).
Oggi si ride poco o meno rispetto al passato perché le persone hanno bassa autostima e in genere identità meno forti. Oggi si ride meno perché in genere le persone sono più sole e i legami sociali meno forti. Per questo il comico fa paura. E la cosa (se ci pensiamo) non riguarda solo i politici… Basta pensare alle conversazioni su social, specie su Facebook ad esempio mezzo più anti-ironico per antonomasia.

Bisognerebbe vivere come un tempo desiderava Luca Barbarossa in Come dentro un film (1987): ovvero poter fare come al cinema la "moviola" anticipata della nostra vita per riuscire a scoprire da soli gli aspetti incongrui di noi stessi e correggerli: correggerli noi, prima che altri (traumaticamente) ce li correggano. 
Si può fare? Certo: di fatto a questo serve la letteratura comica, insostituibile profilassi, insostituibile compagna del “buon vivere”.

PERCHE' QUESTO BLOG?

 Voglio andare subito al sodo e chiarire:

1) Perchè apro questo Blog? Semplice, perchè mi sento solo; perchè voglio allargare la cerchia dei miei amici a chi condivide le mie stesse passioni, almeno in materia di spettacolo, prosa, letteratura. Manzoni dava per scontato di essere letto da 25 lettori, a me bastano i 2/5 dei lettori di Manzoni (10);
2) Perchè non mi dedico a tematiche "impegnate"? Perché  non parlare di "cambiamenti climatici"... di tante cose. Beh, ci ho provato a fare l'impegnato sul web quando ero più giovane, qualche volta è andata bene, più spesso è andata male. E' andata male principalmente per colpa mia: come anche un decano del web Beppe Grillo disse in passato, il web è una giungla tremenda, che seleziona in modo inesorabile "chi ci sa stare" da chi (come me) si improvvisa (si è improvvisato) "alla garibaldina". Dico questo senza invidia, ma con perfetta consapevolezza del mio limite;
3) Perchè le tematiche di questo Blog (spettacolo, prosa, letteratura): Fatta la tara a tante illusioni e a tanti progetti falliti, restava un'unica certezza: sapevo scrivere (almeno decentemente). Fedele all'insegnamento di far fruttare anche i minimi "talenti" (passatemi il termine, senza presunzione), mi sono posto l’obiettivo di seguire due grandi maestri della critica letteraria, teatrale e anche di costume: 

-Ennio Flaiano: Il titolo originale del Blog (ancora visibile forse nell'indirizzo del link) era "Lo Spettatore insonne", un chiaro richiamo allo "Spettatore addormentato", un noto libro nel quale sono raccolte le recensioni teatrali che hanno reso Flaiano celebre.  Flaiano però era forse più interessante per gli aspetti apparentemente “laterali” dei  suoi testi: le sue recensioni, infatti, erano spesso l’occasione per pitture rapide e graffianti di costume, che lo stile aforistico, l'umorismo tagliente, ma asciutto di Flaiano sapeva rendere memorabili. Ma (dico subito) io non ho questo dono della sintesi e dell'aforisma di Flaiano (vero dono di grazia). Io tendo al discorso più esteso;
-Claudio Magris: Ecco l'altro mio Maestro. Maestro anch'esso irraggiungibile sia chiaro (non avrò mai la sconfinata cultura internazionale del grande critico triestino), ma che ho eletto se non altro come modello di "scrittura estesa", come modello di approfondimento tematico di temi culturali. In questo Blog, sarò "lungo" per scelta; 

4) Perchè in questo Blog opto per una scrittura "lunga"? Lo so, sul web, si predilige la scrittura tendenzialmente "corta". Devo anche dire bene del web perchè, quando ero più assiduo di oggi, mi ha effettivamente insegnato la "sintesi". Fin dalle medie, il mio problema era la prolissità; anche nel parlare. Quando ho iniziato a scrivere sul web, invece, ho avuto occasione di approfondire le tecniche di scrittura efficaci (anche in diversi corsi a pagamento, oltrechè in utili letture) e ho fatto notevoli progressi di sintesi (che pure qualche amico da tempo inizia a riconoscermi!). Poi, la sintesi mi è andata stretta; o meglio "la coazione alla sintesi" tipica del web: poche righe di Twitter o di FB possono essere leggibili, fruibili, ma non è detto siano efficaci: pensiamo ai tanti slogan coniati dei politici, spesso molto efficaci, ma quanta "spazzatura" veicolano ... Oggi ho finalmente capito che la "sintesi" non è un fine in sè: il vero fine della Scrittura è l'efficacia, correlata all'importanza (e anche complessità) dei temi che affronti e al tipo di pubblico con cui ti proponi di condividere quei contenuti. Ad esempio, se intendi fare approfondimento puoi permetterti di scrivere qualche riga in più delle righe concesse sul web (tipicamente, su Twitter, salvo errore): l'importante è essere fluidi e in grado di organizzare i contenuti. Mi impegno, quindi, a bilanciare "lunghezza" con "ricchezza" dei miei contenuti. In questo, dicevo, ho eletto Magris a mio modello;

5) Perchè il titolo? On the road ha una radice hippie (pensiamo all'omonimo romanzo di Kerouac) che richiama subito l'avventura, non le abitudini "pantofolaie" di un "leone da tastiera" (sedicente dotto) come il Sottoscritto. Inoltre, potrebbe essere fuorviante (lo riconosco) per chi approccia il Blog per la prima volta, il quale potrebbe credere di trovarsi davanti ad un "Travel Blog", ad un "Blog di viaggi" e non di critica letteraria e simili. Non ci crederete, ma nello scegliere questo titolo mi sono ispirato a Flaiano. Avevo inizialmente trovato un titolo dove il richiamo aL celebre scrittore pescarese era più scoperto (Lo Spettatore insonne). Poi ho scelto On the road (Sulla strada), comunque un titolo molto suggestivo che di Flaiano richiama comunque un tratto costante, la flanerie: anche se Flaiano non girava in auto, nè in moto come molti hippie sessantottini (vedi anche Taxi Driver), la sua opera è profondamente radicata "sulla strada". I suoi racconti, le sue corrispondenze (dove con acume documenta prima la guerra di Etiopia in Tempo d'uccidere, poi la società opulenta come Una e una notte e Melampus, per non parlare delle sue corrispondenze giornalistiche o teatrali-cinematografiche) sono quasi tutti sostanzialmente "racconti di viaggio", perchè sono una "scoperta". Questo è indubbiamente lo spirito che intendo infondere in questo (ben più modesto) Blog, sperando che vi piaccia. E aggiungo: queste note non saranno comunque saggi "chiusi", ma appunti di viaggio: sempre rivedibili, incrementabili, riscrivibili...

Buon viaggio a tutti/e.

LETTERA IMMAGINARIA A RITA, UN'INFELICE RAGAZZA DEGLI ANNI 50 (OMAGGIO A FRANCA BETTOJA)

  *Questo è uno scritto dichiaratamente ibrido a metà tra la "recensione filmica" e il "ritratto di signora" in forma ep...